Francavilla, l’opinione: «La fine di Gino&Uccio, oggi un solo vincitore: Bruno, arrivato dove neppure Massimo il Grande. Ma i problemi cominciano adesso»

piazza umberto I francavilladi GIROLAMO BAX

Se la memoria non ci inganna, era il 1980 quando Gino invitava a votare MSI urlando dal palco di Piazza Monumento: «Chi ama la mamma, vota la fiamma». Qualche anno dopo, cominciò l’ascesa di Uccio che dal palco di un’altra piazza, Umberto I, nei suoi ripetuti tentativi per uno scranno in Parlamento, ci somministrava, con accanto un bimbo vestito a festa che alla fine del comizio gli consegnava un mazzo di fiori, stravaganti teorie per lo sviluppo economico della città, prima fra tutte lo sviluppo del turismo sanitario che l’ospedale, a pochi metri dal Canale Reale, avrebbe dovuto generare.

Intanto, uno divenne onorevole e l’altro senatore. Le idee si moltiplicarono e così si passò dal turismo sanitario, all’interporto, ad una seconda zona industriale quando la prima non era ancora completata, perché ognuno ne doveva avere una sua, ai casinò. Avrebbero dovuto portare sviluppo, ricchezza ed occupazione. Sviluppo e ricchezza, a Francavilla, ridente cittadina fino al loro avvento, se ne sono visti molto pochi; posti di lavoro quelli invece sì, tanti, al Comune: il 20 per cento per i parenti ed il restante 80 per cento per i figli, le nuore, le mogli, le fidanzate dei figli dei loro fedeli entourage. In compenso, tanta fama e notorietà, dalle Iene a Striscia la notizia, al mitico Paolo Calabresi.

Come sarebbe andata a finire, lo si è cominciato a capire in un’altra piazza, piazza Dante questa volta, dove abbiamo cominciato ad assistere ad una piazza che si ingrossava man mano che Maurizio parlava e ad una, invece, che si sgonfiava man mano che il dottor Sgura tentava di parlare ad un microfono anche lui stanco di 20 anni di politica urlata, microfono che alla fine non ce l’ha fatta più e ha deciso di non funzionare come avrebbe dovuto. Ovviamente, sull’amplificazione del comizio di chiusura di Sgura vi è anche una teoria che vede in campo i sabotatori del KGB della ex Unione Sovietica, ma questa è un’altra storia.

Hanno cercato di correre ai ripari, si è deciso di non mandare più sul palco Gino, tranne a fare il Telamone accanto a Raffaele Fitto in un disperato tentativo di recupero di una serie di strategie elettorali sbagliate che partono da lontano. Da un Giacomo Leone imposto alla cittadinanza per poi passare a delle pseudo-primarie, in realtà condizionate dalla sfida tra Gino e Pietro su chi ce l’aveva più grosso. Primarie che non hanno scelto il migliore del centrodestra, ma il frutto di qualche accordo sottobanco tra Gino e qualche altro potente elettore francavillese il cui partito alle primarie non avrebbe dovuto partecipare.

Per finire si è cercato di far passare il messaggio di essere nuovi, giovani e di andare oltre la parità di genere facendo salire sul palco una decina di ululanti elettrici/candidate che si stracciavano le vesti per il dottore Sgura. Purtroppo, sul palco non ci s’inventa dalla mattina alla sera e soprattutto, i francavillesi, dopo 20 anni si sono forse un po’ scocciati del bastone in testa e della carota sicuramente non in bocca e così, quelle donne, sono state fischiate e la piazza si è svuotata rimpiangendo il mitico Gino, perché Lui sì che sa urlare.

Il risultato di ieri, al di là del forte astensionismo, ma se avessero votato gli stessi elettori della prima tornata e nella peggiore delle ipotesi (statistica e Pareto docet) in cui l’80 per cento degli astensionisti avessero votato per Sgura, il risultato sarebbe comunque stato lo stesso: Maurizio Bruno Sindaco.

Dopo 20 anni di Uccio e Gino, dopo gli inutili tentativi di Alfredo, Carlo e Tommaso (eccetto una breve parentesi di Mario), Maurizio vince e passerà sicuramente alla storia per essere riuscito in quello in cui neanche Massimo il Grande è riuscito: mandare a casa Gino e Uccio. Nonostante Maurizio non abbia la dotta dialettica di Tommaso e Carlo, la simpatia di Alfredo e il populismo di Mario, nonostante non abbia disposto dei potenti mezzi di Massimo, Maurizio il figlio del contadino dall’italiano non perfetto, che non indovina la tabellina del 6, è il vero vincitore di questa tornata elettorale.

Maurizio Bruno è il vero e unico vincitore di questa tornata elettorale perché, forse a fortuna, non ne ha sbagliata una. Non ha sbagliato alle primarie decidendo di lasciare fuori il tentennante Noi Centro che si trasformava in NCD; non ha sbagliato nel non apparentarsi con il questuante NCD il cui segretario cittadino postava ieri il rammarico per non essere della partita ma nello stesso post, rispondendo a due fratelli amici d’infanzia, annunciava che NCD e FI si stanno parlando (non abbiamo capito se a Roma e/o a Francavilla); non ha sbagliato a scegliere e a presentare prima del voto la sua squadra di governo. Non ha sbagliato a rimanere fedele a SEL. Ma, soprattutto, Maurizio non ha sbagliato, sbagliando, ad abbandonare nei suoi comizi il bel testo, probabilmente scritto dal bravo nipote, per parlare non a braccio ma con il suo cuore al cuore della gente.

Maurizio è il vero vincitore di questa campagna elettorale ma Maurizio non dimentichi che con lui hanno vinto tutti i cittadini che lo hanno votato e che con il voto hanno chiesto una Francavilla migliore.

Caro Maurizio, purtroppo per te c’è poco di cui essere allegri. Da oggi cominciano i tuoi problemi a causa di una città abbandonata a se stessa per 20 anni, di un ufficio tecnico indagato/imputato, di un vicesegretario condannato da sospendere, di una città che affoga nel traffico, di un Pug che non esiste, di una macchina amministrativa ben salda nelle mani di chi ti ha preceduto e di tanto altro per il quale sarebbe un peccato privarti del piacere della scoperta.

E per finire, caro Maurizio, buon lavoro anche in casa tua e tra i tuoi nuovi eletti ai quali andrebbe spiegato, soprattutto quando si ha già in tasca una delega, che se si viene a conoscenza di brogli elettorali non si va su Facebook ma dai Carabinieri.

In bocca al lupo, Maurizio.

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