Un’altra fumata nera per l’elezione di Vitali al Csm: a rischio anche a causa sua l’intesa Pd-Fi, ma cosa c’è sotto?

vitali luigi 3di Eliseo Zanzarelli

Luigi Vitali da Francavilla Fontana al centro della crisi politica tra Forza Italia e Partito Democratico dopo che anche ieri l’ex deputato, attualmente coordinatore provinciale di Fi e consigliere comunale nella sua città, non è riuscito a ottenere il quorum necessario per entrare nella rosa degli otto membri laici, in quanto eletti dal Parlamento, del Consiglio superiore della magistratura. La domanda che sorge spontanea è: perché, cosa c’è sotto?

Da dove proviene l’ostinazione dell’ex cavaliere Silvio Berlusconi, che finora ha continuato a puntare forte su Vitali a costo di mandare all’aria il patto del Nazareno? Quesiti ai quali, al di là della indiscussa fedeltà al partito e al capo da parte del francavillese, oggi imputato a Napoli e a Brindisi, probabilmente solo i diretti interessati saprebbero dare una risposta convincente.

Per sapere se il francavillese alla fine ce la farà, bisognerà ancora attendere: oggi alle 18 nuova seduta comune di Camera e Senato.

La cronaca di ieri 15 settembre a Montecitorio racconta dell’avvenuta elezione di tre membri laici – Elisabetta Casellati (Fi, 489 voti), Renato Balduzzi (Sc, 486) e Teresa Bene (Pd, 486) – ma non di Vitali, che anzi ha racimolato un minor numero di preferenze rispetto ai precedenti scrutini: 418 a fronte di un quorum fissato a 482, quando nei giorni scorsi era arrivato a 451.

Segno che hanno in qualche modo pesato sulle scelte di deputati e senatori le notizie circolate di recente sul conto dell’ex collega parlamentare, implicato in due distinti procedimenti penali: uno, a Brindisi, per abuso d’ufficio riguardo l’approvazione da parte del Consiglio comunale di Francavilla, di cui Vitali faceva e fa parte, della pianta organica relativa alle due nuove farmacie; l’altro, a Napoli, per falso ideologico e false dichiarazioni a un pubblico ufficiale sull’identità o qualità proprie o di altri, con richiesta di rinvio a giudizio per aver consentito nel 2011 da parlamentare – sostiene l’accusa condotta dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli – l’ingresso in carcere di una giornalista presentata quale collaboratrice politica.

Questioni sulle quali si è concentrato, dal passato fine settimana, il vicepresidente della Camera in quota Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, il quale ha addirittura invocato un intervento sul caso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: come un imputato potrebbe trovarsi nelle condizioni di decidere, entrando a far parte del Csm, delle sorti dei magistrati?, in estrema sintesi la tesi sostenuta dal grillino.

Una riflessione che, messi da parte gli ordini di scuderia e considerate le relativamente poche preferenze ottenute ieri da Vitali, potrebbero aver fatto anche suoi colleghi di partito e, soprattutto, parlamentari del Pd, tanto da non consentire la sua elezione a differenza di quella degli altri tre neoeletti membri laici del Csm (Casellati, Balduzzi, Bene).

Non è saltata, però, soltanto l’elezione di Vitali, bensì anche quella dei candidati alla Corte costituzionale: né Luciano Violante proposto dal Pd (530 voti) né Donato Bruno proposto da Fi (529 voti) sono riusciti a raggiungere il quorum di 570 voti.

Sia Bruno, ritenuto vicino a Cesare Previti, sia Vitali non sono universalmente graditi e proprio a causa loro rischia di saltare l’intesa tra Pd, Fi e Scelta civica. Solo un voto compatto di queste tre forze politiche consentirebbe, infatti, l’elezione di Violante, Bruno e Vitali.

Oggi a partire dalle 18 si replica: in caso di ennesima fumata nera non si esclude un rimescolamento delle carte che riguarderebbe, giocoforza, anche il francavillese.

In tal caso, se ci proprio ci tiene così come sembra, Berlusconi dovrebbe pensare a un’altra soluzione per premiare la fedeltà di Vitali, estromesso un po’ a sorpresa nel 2013 dalla corsa a Camera e Senato e cancellatosi a febbraio 2014 dall’albo degli avvocati della provincia di Brindisi proprio nella prospettiva di ricevere il prestigioso incarico di membro laico del Csm.

Un incarico che, se anche oggi si concluderà con un nulla di fatto, rischia seriamente di sfumare.

 

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