Oria, «La mia campagna sempre più allagata, il Comune rimuova quel “tappo”»

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La signora Erminia Proto nel suo terreno allagato, sommersa dall’acqua fino alle ginocchia

Due ettari di terreno in contrada San Lorenzo, a Oria, e circa 200 ulivi completamente inutilizzabili, nonostante i proprietari paghino regolarmente l’Imu agricola.

Il periodo nero per la signora Erminia Proto e per suo marito Teodoro Candida quest’anno sembra essere cominciato ancora prima: il temporale di domenica, con annessa grandinata, ha aggravato una situazione già di per sé insostenibile che va avanti da anni. A dire della signora Proto anche a causa dell’inerzia del Comune.

Il fondo è completamente e perennemente allagato per via di ostruzioni ai canali di scolo costruiti molti anni addietro per consentire il deflusso delle acque meteoriche da monte fino a valle, passando di proprietà in proprietà, che oggi sono ostruiti proprio in corrispondenza dell’oliveto Proto-Candida.

Disagi, i loro, puntualmente segnalati alle autorità competenti, Comune in primis e persino sfociati in un’ordinanza dell’Ufficio tecnico mai eseguita. Del caso si occupa anche la Forestale, che nei mesi scorsi ha chiesto conto proprio all’ente pubblico.

«Noi il possibile lo stiamo facendo – dichiara il sindaco Cosimo Ferretti – ma prima di adottare qualsiasi provvedimento, abbiamo bisogno di capire come realmente stiano le cose: su questo si stanno concentrando l’Ufficio tecnico e l’assessore Alfonso Sammarco. Nei giorni scorsi – prosegue Ferretti – abbiamo risposto alla Forestale e ora attendiamo sviluppi».

Nel frattempo, però, la signora Proto – sofferente di cuore – prosegue nello sciopero dei medicinali che aveva cominciato lo scorso 7 settembre insieme con quello della fame, al momento sospeso.

«Noi di quella campagna non ne possiamo fare più nulla – dice, sconsolata – e a me non sembra normale che da anni non posso sfruttare quel fondo per il quale pago l’Imu: non ne posso e non ne possiamo davvero più, dato che le responsabilità degli allagamenti non è di sicuro nostra e non è nostra la competenza a rimuovere le ostruzioni dei canali di proprietà pubblica e non privata».

Come andrà a finire, non è ancora dato sapere. Ma nelle condizioni della signora Proto e della sua famiglia si potrebbe un giorno trovare chiunque. In fondo, secondo loro, sarebbe sufficiente rimuovere un grosso “tappo” per fare defluire l’acqua ristagnante verso il fondo confinante più giù lungo il lieve pendio naturale. L’ostruzione – è la tesi, tutta da appurare – somiglierebbe proprio al più classico dei chiusini in una vasca da bagno piena: se lo si toglie, l’acqua defluisce.

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