Centro Casalinghi denuncia le assicurazioni: «Ci vogliono morti, a rischio 120 posti»

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Un momento dell’incontro di oggi al Lady Ann di viale Lilla: al centro il sindaco Maurizio Bruno, a destra l’imprenditore Vincenzo Di Castri

Non si sono piegati. Dopo quel disastroso incendio che, il 17 luglio 2012, distrusse circa 20mila quadri del capannone nella zona industriale di Francavilla Fontana, il Centro Casalinghi di Vincenzo Di Castri ha praticamente ricominciato: organico ridotto – da 120 a 40 dipendenti – spazi angusti rispetto a quelli passati, ma quest’anno un fatturato di ben 13 milioni di euro. Poca cosa rispetto ai 30 di un tempo, ma il segno tangibile che quell’imprenditore e quei lavoratori si sono rialzati, eccome. Nonostante una denuncia alla Procura per incendio volontario, puntualmente archiviata.

Quello stabilimento era assicurato da 34 anni e, dunque, appurata l’assenza di auto-dolo, in teoria all’impresa spetterebbe oggi un risarcimento di almeno dieci milioni di euro per garantirsi la sopravvivenza e, soprattutto, per far rientrare in organico gli 80 tra operai e impiegati rimasti a casa dal quel tragico giorno. Se non fosse che la compagnia assicurativa sembra stia prendendo – o perdendo – inutilmente tempo.

Dipendenti assiepati fuori dal locale
Dipendenti assiepati fuori dal locale

«Senza quei soldi – commenta, amaro, Di Castri – per noi non ci sarà futuro, saremo costretti a chiudere e a guadagnarci saranno soltanto i cosiddetti poteri forti, cioè assicurazioni e banche». Uno scenario a tinte fosche di cui si è parlato nel pomeriggio di oggi, 12 dicembre 2015, nel bar Lady Ann di viale Lilla alla presenza anche del sindaco della Città degli Imperiali Maurizio Bruno, il quale ha manifestato piena solidarietà e garantito appoggio tanto al titolare della Centro Casalinghi Srl quanto al personale. Intanto, si è deciso di intraprendere ogni strada utile ad accelerare la procedura di risarcimento danni: dopo aver sollecitato invano tutti gli organi di vigilanza e controllo, sarà coinvolta anche la Procura affinché accerti l’esistenza di specifiche responsabilità in merito alla situazione che si è venuta a creare.

«Non sta né in terra che un accertamento duri da oltre tre anni e mezzo, basti pensare che in un arco temporale inferiore si è addirittura conclusa una procedura analoga ma ben più importante relativa alla tragedia della Costa Concordia: noi tutti temiamo ormai un’azione preordinata per spingere verso il fallimento un’azienda giovane, sana, che dà lavoro a decine di persone e che intende darne nuovamente a oltre un centinaio», spiega Di Castri.

«Dal giorno successivo a quella catastrofe – aggiunge l’imprenditore – siamo tornati al lavoro a testa bassa e in poco tempo abbiamo prodotto utili anche considerevoli, ma come facciamo a investire in immobili, innovazione, nuovi progetti e marketing se ogni giorno dobbiamo fare i conti con un ammanco di almeno dieci milioni di euro? Quei soldi ci spettano: i 40 dipendenti di oggi devono conservare il posto, gli 80 purtroppo finora rimasti a casa devono riottenere quello che avevano».

È per questo semplice e importantissimo motivo che ora è stato chiesto direttamente al procuratore capo della Repubblica di Brindisi una verifica sulla regolarità delle condotte tenute sin qui dai tecnici incaricati da Unipol-Milano: «Vogliamo e dobbiamo capire se le sostituzioni dei periti avvenute fin qui e se le metodiche di accertamento dei danni seguite fino a questo momento abbiano reali ragioni tecniche o piuttosto rappresentino mere manovre dilatori per ritardare la liquidazione dell’indennizzo dovuto in attesa, magari, che nel frattempo Centro Casalinghi incorra in ulteriori disgrazie e sia costretto a chiudere i battenti così da pagargli soltanto il funerale».

Ancora dipendenti del Centro Casalinghi che reclamano giustizia e, soprattutto, garanzie per il futuro
Ancora dipendenti del Centro Casalinghi che reclamano giustizia e, soprattutto, garanzie per il futuro

Un’ipotesi estrema, ovviamente, anche perché per fortuna il lavoro c’è (sebbene non per tutti e non come un tempo), ma che – sempre a dire di Di Castri – consentirebbe alla compagnia assicurativa di pagare unicamente i “funerali” dell’impresa e, non secondariamente, libererebbe di un grosso peso (relativi alle azioni in corso relative alla riponderazione degli interessi debitori praticati a carico di Centro Casalinghi negli anni passati) anche le banche: «Se Centro Casalinghi cessasse di esistere – conclude l’imprenditore – a far festa sarebbero solo assicurazioni e banche, mentre soci e lavoratori sarebbero gli unici a “piangere il morto”.

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