«Non mangio più: mio padre è gravemente malato e lo stanno facendo marcire in cella»

Anna Stranieri con una foto del padre
Anna Stranieri con una foto del padre (foto: www.lavocedimanduria.it)

Nonostante un cancro e nonostante una perizia medica d’ufficio all’esito della quale l’oncologo ha messo per iscritto che il detenuto necessiterebbe del ricovero in una struttura consona al suo stato di salute, per il Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila Vincenzo Stranieri – manduriano ex numero due della Scu, oggi 57enne, condannato nel 1984 per reati di mafia ma senza omicidi – può comunque restare nel carcere di Opera (Milano), dove si trova da 33 anni, 25 dei quali trascorsi in regime di 41-bis. Oggi gli resta da scontare soltanto un paio d’anni.

L'ex boss Scu Vincenzo Stranieri, oggi 57enne
L’ex boss Scu Vincenzo Stranieri, oggi 57enne

Il rigetto dell’istanza di sospensione della misura di sicurezza della “casa lavoro”, presentata in nome e per conto di Stranieri dall’avvocato Fabiana Gubitoso, è stato firmato il 25 maggio scorso dal giudice Maria Rosaria Parruti, secondo la quale le condizioni del detenuto appaiono compatibili con il regime penitenziario. Ed è così che Anna, 39enne figlia di Vincenzo, ha da quattro giorni deciso d’intraprendere lo sciopero della fame. Sotto la sorveglianza del suo medico curante, Luigi Pietro Zollino, ormai assume soltanto liquidi.

«Hanno praticamente deciso di condannare a morte mio padre – dichiara – e io non posso accettarlo: se non fosse per i miei tre figli mi lascerei morire con lui: una persona nella sua situazione dovrebbe essere curata e assistita notte e giorno, mentre la tengono ancora in cella da solo e senza nemmeno un campanello per chiamare se ha bisogno; per farlo, deve battere qualcosa contro le sbarre del letto nella speranza che qualcuno lo senta».

Stranieri, noto anche come “Stellina” (per via di una stella a cinque punte tatuata sulla fronte) è stato sottoposto a due delicati interventi chirurgici per l’asportazione delle corde vocali e di parte della laringe. Oggi, non può deglutire né parlare, respira grazie a un foro nella trachea e si alimenta da un tubo in plastica che collega l’addome e lo stomaco. Ha perso circa 20 chili e a stento riesce a stare in piedi. Di qui la richiesta dei mesi scorsi che gli fosse garantito almeno un percorso riabilitativo più umano, fuori dalla casa di reclusione milanese. L’oncologo incaricato dal Tribunale di Sorveglianza di valutare il caso, Sergio Cupillari, dopo tutte le considerazioni preliminari, aveva concluso così: «Il controllo oncologico della malattia va effettuato mediante controlli sistemici presso strutture adeguate». Ed era anche stata trovato un centro a Palazzolo (Milano), gestito dalla Fondazione Don Gnocchi, disposto ad accogliere il paziente. Il magistrato di sorveglianza non ne ha però proprio voluto sapere e ha detto che Stranieri può e deve restare dov’è.

Anna non ci sta e dall’esterno si batte per i diritti umani del padre: «Non è possibile – sbotta – dover sopportare anche la farsa della perizia, se poi se ne ignora l’esito: a cosa sarebbe servita? Solo a far spendere inutilmente soldi ai cittadini? Io e il mio avvocato non ci arrendiamo, questa non è giustizia, questa è pura e semplice crudeltà nei confronti di un uomo che ha ormai praticamente scontato la sua pena e che non merita, come nessuno al mondo, di marcire in una cella e di trovare in quel posto la fine dei suoi giorni… La mia non è soltanto una battaglia affettiva, ma soprattutto di civiltà per il mio papà e per tuti coloro i quali si trovino nelle sue stesse condizioni».

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