Non invase il terreno dei suoi vicini né li calunniò o minacciò: 58enne assolto con formula piena

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Dopo essere stato arrestato, scontò una custodia cautelare di 40 giorni. L’altro ieri, a distanza di quasi cinque anni da quell’arresto, il 58enne Michele Carbone è stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” dalle accuse di estorsione, calunnia e invasione di terreni, reati per i quali era stato denunciato (il 28 ottobre 2012) da una coppia di fratelli imprenditori suoi vicini di fondo. Il giudice monocratico del Tribunale di Brindisi Barbara Nestore ha accolto in toto le tesi difensive dell’avvocato Michele Iaia del Foro di Brindisi e, nonostante il pubblico ministero avesse chiesto una condanna a tre anni e tre mesi, ha mandato assolto l’oritano.

Nei suoi confronti, il 3 febbraio 2013, i carabinieri eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare: dopo essersi impossessato di un terreno agricolo in contrada Pasquini – era la tesi dei denuncianti e poi anche della Procura – vi aveva piantato arbusti (oleandri), realizzato manufatti (tubi d’irrigazione, un’altalena, ecc.) e posizionato sue cose (dei calessi) per poi minacciare i proprietari e impedire loro di tornare in possesso di quello stesso terreno.

L'avvocato Michele Iaia
L’avvocato Michele Iaia

Quando fu denunciato e indagato per questi fatti, Carbone era già noto alla giustizia: nel 2010, infatti, al culmine di un litigio originato da futili motivi, aveva ucciso – in concorso col figlio – un altro vicino di casa, il 60enne infermiere in pensione Mario Nania. Sia Carbone che suo figlio furono condannati per quel fatto e – secondo la difesa – quel precedente avrebbe giocato un ruolo importante, se non decisivo, nel far decidere ai fratelli proprietari del terreno “invaso” di rivolgersi ai carabinieri. E ai militari dell’Arma, due giorni dopo la querela a suo carico, si rivolse anche lo stesso Carbone, il quale denunciò i vicini per esercizio arbitrario delle proprie ragioni e violenza privata in quanto quel terreno – fu la sua tesi – era legalmente nella sua disponibilità nell’ottica di un futuro acquisto.

Michele Carbone
Michele Carbone

Il pubblico ministero titolare di quest’altro fascicolo, però, non credette a Carbone e optò per l’archiviazione di quest’altro caso: quindi, né esercizio arbitrario delle proprie ragioni né violenza privata. Successivamente, a processo, l’avvocato Iaia è riuscito a convincere il giudice come le dichiarazioni delle presunte persone offese non rispecchiassero la reale situazione e, soprattutto, come le condotte tenute dal suo assistito non avessero rilevanza penale.

 

 

 

 

 

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