«Il paziente non morì a causa del vaccino»: medico di famiglia incolpevole, procedimento archiviato

L’avvocato Francesco Mancini

Non si trattò di omicidio colposo. È stato archiviato il procedimento penale a carico di un medico di famiglia con ambulatorio a Erchie, il dottor Antonio Cosma, che era stato denunciato dai congiunti di un 88enne ercolano deceduto il 24 novembre 2016 – a loro dire – a causa di un vaccino antinfluenzale somministratogli. Il Gip del Tribunale di Brindisi Vittorio Testi ha accolto la richiesta del Pm Pierpaolo Montinaro e condiviso, quindi, anche le tesi dell’avvocato Francesco Mancini, difensore del professionista della salute. I familiari del defunto si erano opposti alla richiesta di archiviazione, ma in data 28 giugno il giudice per le indagini preliminari ha rigettato l’opposizione, considerata “del tutto infondata”. Secondo i denuncianti, il loro parente avrebbe potuto essere ricoverato in una struttura ospedaliera, tenuto conto delle condizioni in cui versava”. Una prima consulenza medico-legale disposta dal pubblico ministero aveva escluso un “rapporto di causalità tra l’evento morte e la vaccinazione antinfluenzale che fu semplicemente coeva al grave processo fisiopatologico in atto ed in evoluzione autonoma». Il decesso, infatti, sempre secondo il consulente tecnico d’ufficio, sarebbe stato dovuto al progressivo cedimento della funzione cardio-respiratoria insorta nell’uomo, già affetto da “importante arteriosclerosi diffusa” e da broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologie acuitesi e sfociate in un disturbo di “circolo coronarico secondario ad ostruzione coronarica acuta”. Una seconda consulenza, disposta dal Pm su richiesta del Gip a seguito dell’opposizione all’archiviazione, ha stabilito poi che: «Se l’evento coronarico acuto si fosse realizzato in ambiente ospedaliero, l’evento morte non sarebbe stato comunque evitato». E inoltre: «Nulla può essere contestato in merito alla scelta posta in essere dal dott. (…) di vaccinare il sig. (…) in ragione proprio di quelle che sono le indicazioni ministeriali in materia, né tantomeno sulla gestione del paziente in fase post-vaccinazione». Il paziente, insomma, morì per cause naturali e non per colpa delle scelte del suo medico di famiglia. Una teoria sostenuta con forza dal legale del dottor Cosma sin dal principio del procedimento aperto a suo carico.

 

 

 

 

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