Miracolo a Erchie? Bimba ipovedente raggiunge da sola la cripta di Santa Lucia

La cripta del Santuario di Santa Lucia
[Istruzioni per la lettura:
La premessa, in casi come questo, è d’obbligo, non fosse altro che per evitare qualunque tipo d’incomprensione, legittima critica e/o strumentalizzazione: i fatti riportati qui di seguito sono stati appresi direttamente in piazza, tra la gente e, nell’impossibilità oggettiva di verificarli, li si riporta proprio così come sono stati raccontati.
Non sarà impiegato il condizionale, ma ciò soltanto per comodità espositiva.
Si legga, insomma, il presente post con la medesima etica del dubbio con la quale lo si è scritto.
Se la vicenda riportata fosse reale – e in ciò si fa affidamento sulla buona fede di coloro i quali l’hanno riferita e confermata – sarebbe straordinaria]

È entrata nella chiesa intitolata a Santa Lucia mano nella mano coi suoi genitori e, con loro, ha raggiunto la teca di cristallo che in questi giorni, fino al 4 maggio, ospita le spoglie della Santa, giunta nei giorni scorsi da Venezia.

Poco dopo il raccoglimento in preghiera, una bambina si è divincolata da mamma e papà per dirigersi, di corsa e da sola, verso il piano di sotto, nella cripta ipogea del santuario della protettrice di Erchie, dove sgorga acqua perenne dal cosiddetto fonte miracoloso.

Sin qui, nulla di troppo strano. Quella bimba era, però, ipovedente sin dalla nascita e – sempre stando al racconto – mai prima di quel momento si era mossa in completa autonomia e con un’agilità tale da aver fatto accapponare la pelle prima ai suoi, poi anche a coloro i quali non sapevano alcunché delle sue difficoltà visive e che, però, hanno assistito a quell’improvviso slancio da bambina normodotata e vivace.

Fino al giorno del pellegrinaggio a Erchie, infatti, la piccola era in grado d’intravedere solo sagome e ombre, nonostante gli occhiali e i numerosi consulti medici.

Chi c’era – non si è capito bene se ieri o ieri l’altro – ha riferito di una famiglia giunta in paese da fuori (qualcuno dice dal Barese, taluni dal Foggiano, talaltri dal Tarantino), di sicuro non del posto.

Una famiglia normale, normalissima – padre, madre, figlioletta, pare intorno ai dieci anni o poco più – che, come tante in questi giorni di Erchie in Giubilo, ha fatto un giro in piazza, visitato le due teche coi corpi delle martiri Irene (patrona) e Lucia (protettrice) ed è poi andata via. Felice, felicissima.

Chissà che quei genitori non abbiano lasciato una qualche traccia o, perlomeno, una qualsiasi testimonianza del loro passaggio e di ciò che sarebbe (qui, fuor di racconto, il condizionale si torna a usarlo) quanto loro accaduto. Chissà che non si facciano vivi, in questi giorni o magari in seguito.

Sempre che non si tratti di sola suggestione, da queste colonne e – si ritiene – a nome di un’intera comunità in festa o, meglio, in giubilo, si rivolge a quella mamma e a quel papà un invito: anche in forma riservata, magari attraverso gli stessi canali della Diocesi, se vi andasse, rendete tutti partecipi della vostra esperienza, tramandate la vostra storia di fede, speranza e guarigione.

Una storia, questa, che se vera – e si sottolinea, una volta in più, il “se” – sarebbe davvero bellissima.

 

 

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