Europee 2019, l’analisi del voto: «Così si sono comportati elettori e partiti»

Qui di seguito l’analisi del voto da parte di Angelo Camassa, presidente dell’associazione Nova era che si definisce politologo autodidatta, a margine delle elezioni europee svoltesi domenica scorsa 26 maggio (consultare anche grafico in basso):

Angelo Camassa

Nelle prime ore del mattino di lunedì scorso, si sono chiuse le urne per elezioni per il rinnovo dei Nostri Rappresentanti in seno al Parlamento Europeo di Strasburgo. Elezioni che come nel caso delle votazioni Politiche per il rinnovo di Camera e Senato coinvolgo contemporaneamente l’intero corpo elettorale Italiano. Per questa ragione confrontare le due competizioni elettorali al fine di individuare la dinamica dei flussi degli elettori è sicuramente sensato che, al di là della differente modalità elettiva, resta il fatto che si esprime comunque un giudizio  ed una indicazione politica generale sia a chi sta Governando il Paese sia a chi è all’Opposizione e si prepara per esserne l’alternativa. Come oramai molte competizioni elettorali hanno dimostrato, c’è una fascia sempre più numerosa di Elettori che  finiti i tempi delle grandi ideologie, si esprimono  seguendo la sensazione del momento. Sensazione che quasi sempre è legata alla percezione che sia ha del leader politico del momento. E’ stato cosi nel 1994 con Berlusconi quale antesignano del leaderismo. Fu cosi nel 2013 con Grillo. Nel 2014 con Renzi. E’ stato cosi nel 2019 con Salvini.

Questa volubilità elettorale (si pensi che dal 1948 al 1992 il quadro politico Italiano è rimasto pressoché lo stesso) caratterizza e determina il risultato delle elezioni per questo è interessante ed utile  sul piano politologico comprendere ed analizzare la dinamica dei flussi elettorali .

Dalla analisi dei voti espressi tra le Europee 2019 e Politiche 2018 (riguardo il rinnovo della Camera dei deputati dato che coinvolge l’intero corpo degli aventi diritto) emerge in maniera inesorabile che la Lega ha fagocitato il voto che solo 1 anno fa fu espresso a favore di Forza Italia. E’ evidente quindi il cambio di Leader dell’area politica di CDX. Probabilmente è stato il perseguimento di questo obbiettivo che ha suggerito a Salvini la strategia di contrarre il Contratto di Governo con il M5S. Da quella posizione, infatti, ha potuto costruire la sua leadership sull’elettorato di FI ed di altre Liste minori di CDX. Ora deve consolidarlo, per questo con molta probabilità non darà vita ad alcun altro Governo diverso dall’attuale. Tanto meno vorrà andare ad elezioni subito, dato che il meccanismo dell’attuale legge elettorale non gli consentirebbe, con garanzia assoluta, di aver una maggioranza alla Camera e al Senato. Del resto andare ora al voto significherebbe dover fare una nuova alleanza con il vecchio Leader, il quale riottenuta l’agibilità politica potrebbe incalzarlo, non consentendogli di consolidare i voti appena ottenuti. Infine ora che la Lega appare la “gallina dalle uova d’oro” ci sarebbe una forte propensione alle autocandidature  per un posto al sole. Gestire una situazione del genere, peraltro con i pochi posti a disposizione, non è cosa semplice e  sicuramente rischierebbe di minare il lavoro di consolidamento della sua leadership.

Il M5S perde in solo anno di contratto di Governo ben 6milioni di voti. Tutti o quasi confluiti nel’astensionismo. Si nota una quasi coincidenza numerica tra voti persi e l’aumento dei non votanti. Segno che è questo il flusso elettorale di questo Movimento. Dato il verificarsi di questi risultati al M5S serve tempo e speranza che le politiche che hanno adottato e che adotteranno possano convincere nuovamente l’elettorato che ha deluso, a tornare a votarli. Per questo non hanno un reale interesse ad abbandonare la nave dell’attuale Governo. Anche perché un ritorno all’opposizione ora sarebbe la dimostrazione di incapacità  e di incidere al Governo del Paese. Incapacità o percepita come tale, che di fatto è stato il motivo per cui domenica scorsa molti elettori sono restati a casa e non li ha più votati.

Il Partito Democratico ha tamponato l’emorragia dei voti rispetto al passato (Politiche 2013 e Europee 2014) che era scoppiata un anno fa. Seppur perde ancora circa 110 mila voti, si può considerare non più in caduta libera. La prospettiva del PD non può che essere  quella di contendersi l’elettorato che si è astenuto e che aveva votato per il M5S lo scorso anno. E’ per questo motivo, la contesa dei delusi dei M5S, che ancor oggi c’è una forte contrasto politico che spesso sfocia nell’odio, tra il PD e il M5S. Eppure se si fosse più lungimiranti proprio da questa contesa potrebbe nascere invece il punto di intersezione tra questi due partiti  su cui fondare un’alternativa di governo e politica valida e capace. Questa possibilità resterò probabilmente una chimera, C’è troppo astio tra le due fazioni. In mezzo restano e forse li resteranno gli Elettori delusi da entrambi.

Forza Italia nonostante le forti perdite di voti continua ad avere una base elettorale di rispetto. Ma è sempre più stretta e stritolata da Salvini da una Parte e dalla Meloni dall’altra. Stante questa situazione è abbastanza improbabile una sua sopravvivenza politica a medio lungo termine. Ci vorrebbe un colpo di reni, costituito appunto dall’entrar a far parte di un possibile Governo. Questo cozza con le strategie del Uomo forte del momento in questa area politica. Cosa fare? O contrattare una resa dignitosa, oppure tentare di cambiare fronte quindi il quadro politico attuale. Non dimentichiamo che FI è nel PPE.

Fratelli d’Italia incamera circa 290mila voti in piu rispetto ad un anno. Questi sono con probabilità certa provenienti da altre formazioni minori di CDX che non partecipavano direttamente  in questa tornata elettorale.

Angelo Camassa

(Politologo autodidatta)

 

 

 

 

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