In ricordo di Raffaele Trinchera: l’artista di strada e cantastorie che tanto mancherà alla sua comunità

L’altro ieri si è spento a Campomarino di Maruggio, a soli 59 anni, Raffaele Trinchera: molto noto a Oria ma anche fuori per via del suo eclettismo artistico. Sapeva suonare, recitare, scrivere poesie. Era un artista di strada a tutto tondo e così ha sempre voluto vivere. Se n’è andato in silenzio, colto da un malore improvviso. In questi giorni era impegnato ad allietare il percorso luminoso all’ingresso di Parco Montalbano col suo piffero. Di seguito il ricordo che ha di lui lo sceneggiatore Gino Capone:

Dentro UNA FOTO c’è sempre UNA STORIA

Aveva un sorriso radioso, coinvolgente e al tempo stesso rassicurante, ed era un bello , come i suoi zii, come suo padre, Renzo. 

Si chiamava Raffaele, Raffaele Trinchera, ed era secondo cugino mio e di tutti i miei primi cugini. 

La madre, ‘Piciodda’ , credo diminutivo di Beatrice, era cugina ‘giusta’ di mia madre e quindi delle sue cinque  sorelle e dell’unico fratello. 

Era un Artista di Strada e, tra le tante sue foto, ho scelto  quella che lo ritrae seduto su un marciapiedi : il suo habitat  ideale. 

Molti lo prendevano per un disagiato mentale ma, come accade spesso, le apparenze ingannano. 

A volte c’è più normalità nel follia e più follia nella cosiddetta normalità. Raffaele era solo un uomo che si era liberato di un lavoro ‘normale’ per liberare la sua interiorità, ricca di istanze artistiche e di vene poetiche che altrimenti sarebbero rimaste imprigionate tra le quattro mura grigie di un ufficio. 

Il padre era un uomo molto quadrato e intelligente, ma credo che Raffaele abbia preso l’estro dal nonno materno, unico fratello della nostra nonna Concetta e quindi zio mio e dei miei cugini che, come usava allora, indossava le bretelle sulla maglia di lana, e aveva l’innocente vezzo di intercalare i suoi motti con delle bestemmie, ma dette bonariamente e con il sorriso, come fosse l’intercalare di un personaggio della Commedia dell’Arte. 

Raffaele, oltre a scrivere testi con intuizioni poetiche sorprendenti , come “ Eva, la donna che baciò Adamo col peccato in bocca”, che ho riportato, citandolo, in un mio romanzo di prossima pubblicazione, intratteneva il pubblico nelle strade con dei pezzi da vero artista. 

Una volta lo invitai a esibirsi come ‘guest star’ alla Festa dell’Amicizia, la festa che ogni facciamo a casa mia al mare la sera di ferragosto, e fu un evento. Intanto perché , invitando un artista di strada, sorpresi tutti, abituati a ‘guest star’ come cantanti, musicisti e ballerini professionisti , e poi per il numero. 

Consisteva nell’impersonare un incantatore di serpenti, con tanto di piffero e aveva una ‘gag’ finale esilarante e significativa. 

Dopo aver alimentato la tensione degli spettatori, che aveva voluto seduti per terra intorno a lui e alla classica cesta con dentro il cobra, emetteva la pifferata finale ma, dalla cesta, balzava fuori un cobra di pezza. 

La gag era esilarante ma conteneva anche un sottotema che lo riguardava. Lui sapeva che molti lo prendevano per matto e, sotto sotto, con questo numero li ammoniva avvertendoli che quel che appare non è sempre vero, come l’innocente cobra finto che appariva al posto del pericoloso cobra vero. La follia, come ha detto qualcuno appartiene a pochi, e pochi riescono a capirla. 

Ciao cugino, sentiremo la tua mancanza, così come la sentiranno le strade e i marciapiedi, che senza di te sembreranno più vuoti.

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