Oria, i genitori criticano la mensa: “Non parliamo di qualità ma di appetibilità, i bambini non mangiano e il cibo si spreca. Forse utili modifiche alla dieta”

Non è una questione di qualità, su quella non si discute ed è stata anche certificata. Il cibo, insomma, è buono e non fa assolutamente male anche perché spesso neppure viene consumato e quindi finisce – si suppone – nella spazzatura. Lo sostengono diversi genitori delle scuole dell’infanzia di Oria, quelle servite dalla mensa scolastica cofinanziata da Comune e famiglie. Papà e mamme, in base al quoziente ISEE, infatti, pagano un tot al mese per far pranzare i loro figli a scuola: un’occasione in più per socializzare con amichetti e amichette al di fuori delle attività educative.

“Io e mia moglie ci teniamo a far rimanere nostro figlio a scuola anche per il pranzo e fortunatamente possiamo permetterci il ticket mensa – dichiara un genitore – ma notiamo da qualche tempo che il piccolo torna a casa affamato e che spesso rifiuta il cibo che gli danno a scuola. La mia non vuol essere una polemica sterile come tante, non discuto sulla professionalità di chi prepara da mangiare e neppure sulla qualità della ditta che serve i pasti.

Questi aspetti sono indiscutibili, come è indiscutibile la competenza della dietologa che predispone il piano alimentare. Fortunatamente, non è neppure per noi una questione di soldi ma, come altri genitori, notiamo che spesso i bambini tornano a casa affamati e abbiamo appreso che altrettanto spesso non toccano cibo a scuola. Non amano cose del tipo pasta integrale, hamburger di lenticchie e altra roba diversa da quella sono soliti mangiare a casa. Io capisco e condivido l’intenzione di fargli fare una dieta sana, ma credo che ogni tanto un po’ di cibo più saporito ci vorrebbe per invogliarli a pranzare.

Forse qualche piccola deviazione dal percorso prestabilito non gusterebbe e l’abbiamo anche fatto presente alla dottoressa Antonella Gobbi, responsabile comunale di questo servizio. Inviterei anche gli amministratori ad assaggiare a sorpresa le pietanze e a esprimere un giudizio su assortimento e sapore, anche perché poi si pone un problema di spreco: se i bimbi non mangiano, dove va a finire quel cibo pagato dalla collettività e da noi singoli genitori? Presumo nell’immondizia. Ed è un vero peccato. Credo, pur da ignorante in materia, che dovrebbe esserci una minima consultazione e un certo coinvolgimento delle famiglie nel delineare questa dieta sulla base delle abitudini alimentari dei piccoli, ma ribadisco come questa sia solo una mia opinione sebbene condivisa da molti altri padri e madri”.

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